voglio diventare come il latte..a lunga scadenza

Ieri sono stata obbligata a seguire un corso sui diritti e doveri dei precari, che poi ho scoperto che non sono precaria, ma flessibile..tant’è che ho detto al tizio che questo cambiava tutta la prospettiva e che quindi da ieri io ho cambiato nome..e da oggi sarò elastigirl..ma andate a cagare voi e I diritti e doveri dei precari, elastici, flessibili o come diavolo vogliono chiamarci, la sostanza non cambia. Con qualsiasi aggettivo la politica voglia identificarci, la ns situazione resta uguale: nessun progetto a lunga scadenza per quel che riguarda la mia vita…e poi..dopo 3 anni e mezzo ti ricordi di farmi un corso del genere, tra l’altro anche obbligatorio?!Io di elastico non ho nulla, non riesco neanche a toccarmi la punta del piede anche se ci metto tutto l’impegno, tant’è che se non mi decido a frequentare il corso di pilates diventerò un tronco prima del tempo.La verità è che in giro non c’è niente di meglio, e mentre da una parte con le unghie e con I denti sto cercando di tenermi stretto questo lavoro, dall’altra mi sento delusa per nessun riconoscimento scritto ma solo verbale, che se mi guardo intorno non c’è niente per cui valga la pena spostarsi e ricominciare.

..che giornata di merda..

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6 risposte a voglio diventare come il latte..a lunga scadenza

  1. ondalunga ha detto:

    ti capisco, come ti capisco! sai che differenza c’è tra flessibile e precario? LA PRESA PER I FONDELLI!
    e in giro c’è meno di niente
    resitere resistere resistere

  2. arthur ha detto:

    Ieri sera, guardando Annozero, ho avuto la netta sensazione, se mai avessi dovuto avere delle conferme, che il mondo del lavoro è abbandonato a se stesso. Istituzioni, sindacato e quant’altro ci gira intorno, non sapendo realmente da dove incominciare, lasciano che il problema si incancrenisca, non si facilitano gli investimenti, si lascia che i nostri capitali vadano all’estero, e allora, meno tasse e costo del lavoro più che dimezzato, offrono ottime prospettive di guadagno, con la conclusione che lo stato diventa la badante di cassaintegrati che perso il loro posto di lavoro, si barcamenano tra l’illusione di trovare qualcos’altro, qualsiasi cosa sia e la certezza di non avere prospettive sicure per un futuro che, oggi, diventa anche la settimana prossima.

    Non posso dire di capirti veramente, perché per farlo bisognerebbe vivere queste incazzature sulla propria pelle, ma è da quando ti conosco (nel senso che ti leggo…) che li sento ormai questi discorsi e, quindi cerco d’immaginarmi la tua delusione, il disagio che provi nel sapere che il tuo contributo lavorativo non può e non deve servire soltanto per l’azienda per cui lavori, ma anche per te stessa, che poi significa crescita con la coscienza di un’identità.

    Detto questo, ma mi pare che non è la prima volta che te lo dico, beh… mi fa piacere leggerti di nuovo, perché riesci ad essere ironica anche da incazzata e… non è niente male… 🙂

    “La porti un bacione a Firenze,
    che l’è la mia città
    che in cuore ho sempre qui.
    La porti un bacione a Firenze,
    lavoro sol per rivederla un dì…”

  3. superdelly ha detto:

    E la cosa peggiore è che tutto questo ci impedisce di fare progetti per il futuro, di gettare le fondamenta per la nostra casa, per la nostra famiglia.

    Sono sulla tua stessa barca, piacere SuperDelly. 🙂

  4. gabry ha detto:

    posso mandarti un abbraccio da lontano ma tanto tanto sentito???

  5. saraconlh ha detto:

    Nessuno offre niente, da nessuna parte, solo doveri e non diritti, vogliono vogliono vogliono, quando chiedi invece ti dicono “c’è la crisi” bastardi ricattattori, giornata pesante.

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